15 Anni di Organizzazione Mondiale del Commercio. 15 anni di pastrocchi europeisti

1. Il diritto che disciplina la nuova realtà del mercato globale è il diritto internazionale. E nel sistema globale del diritto internazionale e delle Organizzazioni Internazionali sono le Nazioni ad essere titolari di diritti ed obblighi.

2. L’Italia, al contrario, si comporta in maniera inconsapevole, giocando masochisticamente la partita globale nell’impossibile tentativo di applicarvi le regole europee ed accettando, in nome di tale tentativo, di orientare la propria condotta non alla difesa degli interessi nazionali, come fanno invece tutti gli altri membri OMC, ma alla “superiore” esigenza di consentire che la Commissione Europea appaia anche a Ginevra quel gigante che per decenni era stata a Bruxelles. Da 15 anni la prassi appare dunque impegnata nell’impossibile tentativo di trasformare un arbitro (Commissione Europea) in un giocatore (Stato), un mercato (UE) in una nazione

3. Ecco dunque la grande vittima della globalizzazione, di cui l’europeismo da 15 anni non vuole che si parli. L’Unione Europea – che a Roma, a Berlino e a Parigi si è creduto di poter modellare a tavolino, presumendo di poter sfuggire ad ogni categoria imposta dal diritto (un “unicum” si è detto) – calata nel sistema giuridico inter-nazionale, diventa un mostro, o, ancor meglio, un fantasma. Ed evapora. Non essendo uno Stato, l’UE non ha diritto di voto, non ha una propria volontà. Non essendoci più un mercato europeo, la Commissione Europea e la Corte di Giustizia delle C.E. non hanno più senso, e muoiono. Travolti dal diritto internazionale, gli stessi trattati comunitari vengono inevitabilmente abrogati: le regole le fa adesso l’OMC e in seno ad essa l’Italia ha assunto nuovamente in capo a sé tutti i diritti e tutti gli obblighi che le competono come Nazione.

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